rischio vibrazioni (test): indicazioni operative ai sensi del dlgs 81/2008


Quali sono gli obblighi dei fabbricanti delle attrezzature di lavoro in merito alla riduzione al minimo del rischio ed alla informazione sui valori di vibrazioni emessi?

Gli obblighi dei fabbricanti (che la legge associa a quelli dei fornitori) sono di produrre, vendere, noleggiare e concedere in uso attrezzature di lavoro che siano rispondenti alle vigenti disposizioni legislative e regolamentari in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
In generale i costruttori debbono immettere sul mercato attrezzature che rispettino i RES dell’allegato 1 della nuova direttiva macchine (recepita in Italia con il DLgs.17/2010) e “non pregiudicano la sicurezza e la salute delle persone e, all’occorrenza, degli animali domestici o dei beni, quando sono debitamente installate, mantenute in efficienza e utilizzate conformemente alla loro destinazione o in condizioni ragionevolmente prevedibili”.

In merito alle vibrazioni e in sintesi i costruttori hanno l’obbligo di far si che:

• la macchina sia progettata e costruita in modo tale che i rischi dovuti alle vibrazioni emesse siano ridotti al livello minimo, in particolare alla fonte, tenuto conto del progresso tecnico e della disponibilità di mezzi (punto 1.5.9 di Allegato 1 della nuova direttiva macchine);
• il sedile deve essere progettato per ridurre le vibrazioni al livello più basso ragionevolmente possibile (punto 1.1.8.);
• nelle istruzioni per l’uso vanno infine indicate (punto 3.6.3.1.), precisando l’incertezza di misura:

– per HAV il valore di awsum quando superi 2,5 m/s²; se tale livello è inferiore o pari a 2,5 m/s², occorre indicarlo;
– per WBV il valore di awmax quando superi 0,5 m/s²; se tale livello è inferiore o pari a 0,5 m/s², occorre indicarlo.

Nella valutazione dell’esposizione a vibrazioni meccaniche si deve tenere conto dell’incertezza delle misure?

A differenza di quanto previsto per la valutazione del rischio rumore, nel Capo III non è esplicitamente richiesto al datore di lavoro di “tenere conto dell’incertezza delle misure determinate secondo la prassi metrologica”.
La stima dell’incertezza rappresenta tuttavia un elemento importante di qualsiasi misura strumentale, e pertanto pare opportuno che se ne tenga conto conformemente a quanto prescritto dalla buona prassi metrologica e quindi anche della misura di vibrazioni meccaniche. In assenza di una determinazione analitica dell’incertezza, si può considerare, secondo quanto riportato nella UNI EN ISO 5349-2, che l’incertezza sul valore di A(8) per esposizioni HAV sia almeno dell’ordine del 20% del valore calcolato. Si ritiene che questo valore possa essere utilizzato anche per l’incertezza da associare al valore di A(8) per esposizioni WBV.
In ambito prevenzionistico l’informazione sull’incertezza rappresenta un elemento importante nel perseguire l’identificazione della corretta fascia di rischio dei lavoratori allo scopo di mettere in atto le adeguate misure di prevenzione del rischio e protezione degli esposti. Si suggerisce pertanto di tenerne conto conformemente a quanto prescritto dalla buona prassi metrologica, e quindi, mutuando l’analogo criterio stabilito per l’esposizione al rumore nella UNI 9432:2011, sommando l’incertezza estesa al valore di A(8) calcolato (vedi Punto 2.08).
Nel caso vengano utilizzati i valori di accelerazione ottenuti dai fabbricanti o dalla Banca Dati
Vibrazioni, essi già contengono l’incertezza estesa. Pertanto il valore di A(8) calcolato a partire da questi dati va utilizzato tal quale per il confronto con il valore limite di esposizione.

Cosa significa quanto indicato all’art.202, comma 2 che “… la misurazione … resta comunque il metodo di riferimento.” per la determinazione dei livelli di esposizione ?

L’art.202, comma 2, del DLgs.81/2008 stabilisce che la determinazione del livello di esposizione al rischio possa essere effettuata utilizzando i dati rilevati sul campo presenti nelle banche dati di Regioni o ISPESL (oggi INAIL) o, in loro assenza, i dati dei fabbricanti ovvero mediante misurazioni, “…che resta comunque il metodo di riferimento”.
Nel processo di valutazione del rischio la determinazione del livello di esposizione mediante stima (nell’ordine: dalla banca dati o dai dati dei fabbricanti) è legalmente accettabile e può quindi essere una procedura alternativa alla misurazione se correttamente rappresentativa delle condizioni espositive in esame, ovvero se realizzata con le modalità indicate in questo documento.
Il fatto che la misurazione costituisca il metodo di riferimento significa che, in casi dubbi o controversi o che abbisognano di particolare precisione nel calcolo del livello di esposizione, in luogo di una stima effettuata con dati rilevati dalle banche dati previste per legge o con i dati dei fabbricanti (secondo le indicazioni del Punto 3.07), dovrà essere eseguita la misura della vibrazione sulla specifica attrezzatura utilizzata.

Come principali situazioni che richiedono la misurazione si indicano:

• situazioni espositive nelle quali, non potendo giustificare, non sono disponibili né dati pertinenti in banca dati né valori forniti dal fabbricante;
• attrezzature di lavoro per le quali i dati del fabbricante siano in palese disaccordo con (sottostimano) i dati misurati riportati in banca dati;
• attrezzature di lavoro i cui libretti di istruzione riportino valori di accelerazione senza riferirsi ad alcuna normativa CEN o a normativa CEN non pertinente al macchinario stesso;
• contenziosi sull’attendibilità dei livelli di esposizione;
• valutazione dei livelli di esposizione per indagini su presunte malattie professionali.

valutazione dell’esposizione a rumore: indicazioni operative ai sensi del dlgs 81/2008

Il nuovo D.Lgs. 81/2008 ha riordinato la valutazione dei rischi da esposizione ad agenti fisici all’interno del Titolo VIII. Il legislatore vi inserisce, oltre alla tutela dall’esposizione a rumore (aggiornando le disposizioni già presenti nel D.Lgs. 195/2006) anche quella dall’esposizione a vibrazioni meccaniche, a campi elettromagnetici, a radiazioni ottiche di origine artificiale ed a microclima ed atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori.

Quindi la gestione dei rischi fisici risulta composta da una prima parte di carattere generale (Capo I) e da ulteriori sezioni per ogni rischio specifico (Capo II, III, IV, V).

Ma cosa cambia realmente nella protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione a rumore durante il lavoro?

Nell’art. 181 – valutazione dei rischi, si conferma la necessità di riportare ‘i dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione’ direttamente nel Documento di Valutazione dei Rischi (da redigere da parte del Datore di Lavoro ai fini dell’Art. 28 del D.Lgs. 81/08), sottolineando che ‘essa può includere una giustificazione del datore di lavoro secondo cui la natura e l’entità dei rischi non rendono necessaria una valutazione dei rischi più dettagliata’.
Rimane invariata la richiesta di ripetere con periodicità almeno quadriennale le valutazioni strumentali, a meno di precedenti modifiche ‘che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione’.

Altra novità è all’Art 183 – Lavoratori particolarmente sensibili: ‘il datore di lavoro adatta le misure per ridurre o eliminare i rischi alle esigenze dei lavoratori appartenenti a gruppi particolarmente sensibili al rischio, incluse le donne in stato di gravidanza ed i minori’.

Non si denotano invece particolari modifiche per quanto concerne la definizione dei valori limite di esposizione e valori di azione. Rimane valido quanto già descritto nel D.Lgs. 195/2006:

– pressione acustica di picco (ppeak): valore massimo della pressione acustica istantanea ponderata in frequenza “C”;
– livello di esposizione giornaliera al rumore (LEX,8h): [dB(A) riferito a 20 μPa]: valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione al rumore per una giornata lavorativa nominale di otto ore, definito dalla norma internazionale ISO 1999: 1990 punto 3.6. Si riferisce a tutti i rumori sul lavoro, incluso il rumore impulsivo;
– livello di esposizione settimanale al rumore (LEX,w): valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione giornaliera al rumore per una settimana nominale di cinque giornate lavorative di otto ore, definito dalla norma internazionale ISO 1999: 1990 punto 3.6, nota 2.

I valori limite di esposizione e i valori di azione, in relazione al livello di esposizione giornaliera al rumore e alla pressione acustica di picco, sono fissati a:
a) valori limite di esposizione rispettivamente LEX = 87 dB(A) e ppeak = 200 Pa (140 dB(C) riferito a 20 μPa);
b) valori superiori di azione: rispettivamente LEX = 85 dB(A) e ppeak = 140 Pa (137 dB(C) riferito a 20 μPa);
c) valori inferiori di azione: rispettivamente LEX = 80 dB(A) e ppeak = 112 Pa (135 dB(C) riferito a 20 μPa).

Altra novità è invece introdotta dal comma 3 dell’Art. 189, che oltre a ribadire la facoltà, ‘laddove a causa delle caratteristiche intrinseche dell’attività lavorativa l’esposizione giornaliera al rumore varia sensibilmente’, di sostituire il livello di esposizione giornaliera al rumore con il livello di esposizione settimanale introduce il comma 3: ‘Nel caso di variabilità del livello di esposizione settimanale va considerato il livello settimanale massimo ricorrente’.

Inoltre è del tutto nuovo l’Articolo 191 – Valutazione di attività a livello di esposizione molto variabile

1. Fatto salvo il divieto al superamento dei valori limite di esposizione, per attività che comportano un’elevata fluttuazione dei livelli di esposizione personale dei lavoratori, il datore di lavoro può attribuire a detti lavoratori un’esposizione al rumore al di sopra dei valori superiori di azione, garantendo loro le misure di prevenzione e protezione conseguenti e in particolare: a) la disponibilità dei dispositivi di protezione individuale dell’udito; b) l’informazione e la formazione; c) il controllo sanitario. In questo caso la misurazione associata alla valutazione si limita a determinare il livello di rumore prodotto dalle attrezzature nei posti operatore ai fini dell’identificazione delle misure di prevenzione e protezione e per formulare il programma delle misure tecniche e organizzative di cui all’articolo 192, comma 2.

E’ importante anche il comma 2. Sul documento di valutazione di cui all’articolo 28, a fianco dei nominativi dei lavoratori così classificati, va riportato il riferimento al presente articolo.
Infine per quanto riguarda l’uso dei dispositivi di protezione individuali l’Art. 193 riporta ‘…1 b) nel caso in cui l’esposizione al rumore sia pari o al di sopra dei valori superiori di azione esige che i lavoratori utilizzino i dispositivi di protezione individuale dell’udito’.

Il termine “esige” sostituisce l’ambiguo “fa tutto il possibile” dell’art. 49-septies del D.Lgs 626/94 e s.m.i. Come ultimo chiarimento l’Art. 198 rimanda a specifiche Linee Guida per l’applicazione del presente capo nei settori della musica, delle attività ricreative e dei call center.

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